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Il coriandolo è tra le piante aromatiche più utilizzate nella cucina indiana, messicana, thailandese, sudamericana. In Italia e nel resto dell’Europa però divide gli animi. Dal nome scientifico Coriandrum sativum, altrimenti detto prezzemolo cinese, prezzemolo arabo e cilantro, è un ingrediente “polarizzante”: o lo si ama o lo si odia. E pare ci sia una ragione ben precisa.
Una questione di genetica

Il coriandolo appartiene alla stessa famiglia del finocchio, dell’aneto e del prezzemolo. Ha un aspetto simile proprio al prezzemolo, il che spiega perché sia stato ribattezzato nei suddetti modi. Sempre a proposito di nome, c’è un’altra cosa che dobbiamo sapere e ci fa arrivare dritti al cuore della questione.
Il termine coriandolo deriva dal latino coriandrum, che a sua volta proviene dal greco korios, ovvero cimice, e –ander, somigliante. Questa “somiglianza” si riferisce all’odore emanato dalle foglie del coriandolo che può ricordare, appunto, quello delle cimici. Per molti è insopportabile, per tanti altri non rappresenta affatto un problema. Anche il sapore del coriandolo è particolare: molto deciso, agrumato e caratterizzato inoltre da note piccanti. E anche in questo caso, il contrasto è netto: c’è chi lo gradisce e chi non lo sopporta, anzi lo associa al sapone.
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Alcuni studiosi americani hanno dimostrato che le reazioni opposte suscitate dal coriandolo sono dovute al gene OR6A2, che esprime un recettore attivato da sostanze chimiche riconducibili al gruppo delle aldeidi (di cui il coriandolo fa parte). Insomma: se qualcuno detesta il coriandolo, è una questione di genetica, influenzata dalla cultura di origine. Pare infatti che determinati gruppi etnici – tra cui quello mediorientale, sudamericano e dell’Asia meridionale – tendano ad appezzare questa erba aromatica, mentre altri (per esempio il gruppo caucasico) siano portati a una sorta di rifiuto.
Coriandolo: proprietà e benefici

Resta però il fatto che il coriandolo fa bene. Favorisce la digestione ed è un carminativo e antispasmodico naturale, inoltre attenua i gonfiori e allevia le coliche. Questi i motivi per cui viene spesso utilizzato per preparare tisane e infusi, ma anche nella produzione di integratori alimentari.
Come si usa il coriandolo in cucina

Come viene usato il coriandolo in cucina? Possiamo scegliere tra le foglie e i frutti, impropriamente definiti semi. Alcune culture, come quella thailandese, adoperano anche le radici, soprattutto per la preparazione di condimenti.
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I semi di coriandolo, ridotti in polvere oppure no, sono utilizzati principalmente per insaporire insaccati (per esempio salsicce e mortadella) e conserve sott’aceto. Ricordiamo inoltre che figurano tra gli ingredienti del curry, del chili con carne, del pad thai, del pastrami. Possiamo farne a meno, certo, ma significa rinunciare a un piccolo, grade valore aggiunto.

Le foglie fresche di coriandolo, invece, si rivelano adatte alla preparazione di salse: per esempio il guacamole o il mojo verde. In Messico le tritano e se ne servono anche per fare il pico de gallo. Le foglie di coriandolo ci permettono di regalare ulteriore sapore e carattere a tanti piatti, per esempio alle ricette a base di verdura, ai piatti di carne (specialmente maiale e selvaggina) e di pesce: stanno benissimo con i crostacei.
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