Come curo le mie orchidee phalaenopsis

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Qualche settimana fa vi ho mostrato le mie orchidee phalaenopsis. È vero: sono sane e rigogliose, ne vado davvero fiera. Molti di voi mi hanno chiesto cosa fare per mantenerle così belle, quindi eccomi qui! Voglio darvi qualche semplice consiglio che innanzitutto vi aiuterà a evitare che l’orchidea phalaenopsis muoia; purtroppo capita spesso, perché si tratta di una pianta delicata e fragile.

È la varietà più diffusa, si trova in qualsiasi negozio di fiori o vivaio e ha anche un prezzo accessibile: in media costa dai 10 ai 30 euro, a seconda di quanti rami fioriti ha, ad esempio. Come tutte le altre, è una pianta tropicale epifita, cioè cresce sulla corteccia degli alberi. Si “aggrappa” grazie alle sue radici aeree, capaci anche di assorbire dall’atmosfera il vapore acqueo che serve da nutrimento. Le foglie sono grandi, ovali e simmetriche; il loro colore, solitamente di un bel verde scuro, è un indicatore fondamentale dello stato di salute della pianta stessa. Ma procediamo per gradi.

Luce e temperatura

Le piante hanno bisogno della luce per crescere bene, non dimentichiamolo. Quindi il mio primo consiglio è proprio questo: posizionare l’orchidea phalaenopsis vicino a una fonte di luce, per esempio una finestra o una vetrata.

Ricordiamo che si tratta di una pianta tropicale, quindi durante l’inverno rischia di morire a causa del freddo. E non mi riferisco a temperature particolarmente basse: basta che si scenda al di sotto dei 10°C perché cominci a soffrire molto. Per evitarlo, nella stagione fredda teniamola in casa. Quando torna la primavera e la temperatura sale fino a 16-18°C, sistemiamo invece la nostra orchidea fuori: potrà, così, rigenerarsi.

È fondamentale però non esporla mai direttamente ai raggi solari, che minacciano di bruciare le foglie; dobbiamo quindi scegliere un posto ombreggiato e arieggiato. I primi di ottobre, quando le temperature si abbassano di nuovo, rimettiamola in casa.  

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Quanto e quando innaffiare

Una regola che vale per tutte le piante: non abbondiamo mai con l’acqua. Dobbiamo innaffiare solo quando il substrato è asciutto. Per capirlo, basta sollevare il vaso: se lo sentiamo leggero, vuol dire che è giunto il momento. Altri segnali? La corteccia di pino appare chiara e asciutta, le radici sembrano appassite e grigie.

Ma come si innaffiano le orchidee? Solo mettendole a bagno in una bacinella, lasciandole lì per un’ora o poco più. L’acqua deve essere a temperatura ambiente (mai calda) e arrivare a tre quarti dell’altezza del vaso. Non dobbiamo mai innaffiare da sopra e vi spiego perché: molte delle orchidee che acquistiamo hanno un piccolo pezzo di spugna sotto il colletto. Viene messo dai vivaisti per moltiplicare le piante ma anche farle radicare più facilmente. Se però questa spugna si inzuppa, c’è il rischio che l’orchidea cominci a perdere le foglie e marcire.

La frequenza dell’innaffiatura dipende dal clima. Indicativamente, in inverno io innaffio una volta ogni 15-20 giorni e in estate ogni 7-10 giorni. Vi svelo un trucchetto: se avete un diffusore o un umidificatore, quando lo accendete – senza oli essenziali – provate a mettere la vostra pianta lì vicino. L’orchidea ama il clima caldo e umido, quindi così facendo stimolerete la produzione di nuove foglie. Un’altra buona abitudine è bagnarla di tanto in tanto con uno spruzzino, soprattutto nelle giornate estive.

La concimazione

In commercio è facile trovare un concime specifico per orchidee: usiamo quello, va bene qualsiasi tipo. Io utilizzo i concimi liquidi, ma si tratta solo di preferenze personali. Attenzione a non eccedere, seguiamo scrupolosamente le istruzioni sulla confezione e non aumentiamo le dosi. Una concimazione troppo forte non aiuta a far rifiorire le piante, anzi finisce per danneggiarle.

Una volta ogni tre annaffiature, aggiungiamo il concime dopo averlo diluito nell’acqua. Sospendiamo la concimazione quando la pianta è in fiore.

La fioritura

“Perché non riesco a far rifiorire l’orchidea?” Ecco, questa è una domanda che mi viene fatta spesso. Per stimolare una nuova fioritura delle phalaenopsis c’è bisogno di uno sbalzo termico di almeno 7-10°C. La pianta deve avere uno shock, soffrire un po’. Ma proprio questo piccolo stress ne stimola la rifioritura.

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Per 5-6 giorni di fila, ad esempio, possiamo posizionarla di notte sul terrazzo o sul balcone e riportarla in casa la mattina. Questa però è un’operazione possibile solo quando la temperatura esterna non scende sotto i 15°C, quindi in autunno e in primavera.  

Arriva sempre il momento in cui la pianta perde i fiori: non preoccupatevi, è normale. Non significa affatto che stia morendo! Dobbiamo recidere lo stelo: se è secco, arriviamo fino alla base; se è ancora verde, possiamo lasciarlo lungo. Dallo stelo possono nascere nuovi fiori o addirittura prendere vita nuove piantine chiamate keiki.

Il vaso

Molti credono che sia indispensabile coltivare le orchidee phalaenopsis nel vaso trasparente, che le radici debbano necessariamente prendere la luce. Ebbene, non è vero! Io uso sia vasi trasparenti che vasi più comuni: in entrambi i casi le mie orchidee scoppiano di salute.

La fotosintesi clorofilliana avviene tramite le foglie e coinvolge solo in piccolissima parte le radici. Queste ultime, dunque, non hanno bisogno di prendere la luce. Il vaso trasparente, piuttosto, serve a noi: osservando le radici e la corteccia di pino possiamo capire più facilmente quando arriva il momento di annaffiare.

L’orchidea è davvero meravigliosa, una gioia per gli occhi. Fatemi sapere come va e, se conoscete altri trucchetti per mantenerla in perfetta salute, condivideteli nei commenti!

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Commenti (1)

Scrivi un commento
  • Ausilia Matta

    Grazie per il Consiglio
    Le tue orchidee sono stupende

    18 Aprile 2023 Rispondi

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Benedetta Rossi

Come curo le mie orchidee phalaenopsis

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