Pomodori del Piennolo: sapore e tradizione

Pomodori del Piennolo: sapore e tradizione

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I pomodori del Piennolo, coltivati sulle falde del Vesuvio, sono tra i prodotti più antichi e rappresentativi della Campania. Figurano persino nel tradizionale presepe napoletano e sono chiamati anche Oro rosso del Vesuvio. È proprio il terreno vulcanico a conferire loro un aroma e un sapore inconfondibili. Sapete perché si chiamano pomodori del Piennolo? Hanno preso il nome dal metodo di conservazione, detto appunto “al piennolo”.

Pomodori del Piennolo: una specialità del Vesuvio

Nel 2009 è stata riconosciuta la Denominazione di Origine Protetta per il pomodoro del Piennolo, nel 2013 è nato il Consorzio di tutela. Cresce esclusivamente nella zona del Vesuviano, ma si tratta di una delle eccellenze agroalimentari italiane più amate e apprezzate. Viene esportato in tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti, in Giappone e in Francia. Esistono diversi ecotipi: tra i più noti troviamo il Fiaschella, la Lampadina, il Patanara, il Principe Borghese e il Re Umberto.

Riconoscere i pomodorini del Piennolo del Vesuvio Dop è facile. Hanno una forma tondeggiante, con un piccolo “pizzo” – chiamato mucrone – in corrispondenza dell’estremità inferiore. La buccia è dura e spessa, vermiglia. Proprio questa caratteristica li rende molto resistenti nel lungo periodo, poiché ne rallenta la disidratazione. La polpa è rossa e succosa. Il peso varia dai 15 ai 25 grammi. Il metodo di coltivazione è particolare: si usano paletti di legno e fili di ferro come sostegno.

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Conservazione e stagionalità

La raccolta avviene da luglio a fine agosto, rigorosamente a mano, tagliando i grappoli. Perché il pomodoro del Piennolo si chiama così, dunque? Prende il nome dall’antica tecnica di conservazione, detta appunto “al piennolo”: alcuni grappoli (o “scocche”) di pomodori maturi vengono legate tra loro in modo da ottenere un unico, grande grappolo, che poi viene appeso sui balconi e dura tantissimo. Lo dimostra il fatto che i pomodorini del Piennolo vengono utilizzati nella preparazione del pranzo di Natale, e anzi si mantengono perfettamente fino alla fine dell’inverno, se non addirittura fino all’inizio della primavera successiva!

Sicuramente con il passare dei mesi perdono un po’ di turgore e consistenza, ma in compenso assumono un sapore magnifico e inconfondibile.

Pomodorini del Piennolo: idee facili e gustose

A proposito di sapore: quello dei pomodorini del Piennolo è molto deciso ma al contempo dolce, con un retrogusto lievemente acidulo: è il risultato della concentrazione di zuccheri e sali minerali, che a sua volta deriva proprio dal metodo di conservazione.

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Vediamo insieme come si mangiano i pomodori del Piennolo del Vesuvio. Il primo segreto è non abbinarli a troppi ingredienti, per evitare che ne coprano il sapore. Possiamo semplicemente farli cuocere per qualche minuto in padella con olive e capperi e poi gustare il risultato finale come contorno oppure utilizzarlo come condimento per la pasta. Oppure, sempre in riferimento ai primi piatti, abbinarli a cozze o gamberi e insaporire ulteriormente con un po’ di peperoncino.

Il piennolo giallo va a nozze con il pesce: dal baccalà all’orata, dal merluzzo alle triglie. Facciamo cuocere con poco olio extravergine di oliva, aglio, sale e pepe e il gioco è fatto. Volendo, ben vengano le nostre erbe aromatiche preferite: il basilico è l’abbinamento perfetto. Possiamo usare i pomodorini del Piennolo per farcire pizze e focacce, ma anche per preparare la carne alla pizzaiola o una magnifica insalata caprese.

Pomodori del Piennolo e datterini: le differenze

Vi state chiedendo quale sia la differenza tra pomodori del Piennolo e datterini? Presto detto: i datterini sono più zuccherini e piccoli, nonché sprovvisti del “pizzo” e meno resistenti. In più, non vengono conservati a grappoli sui balconi come gli altri. Entrambe le varietà di pomodori rimangono assolutamente deliziose!  

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